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Intervista /// Matteo Casali

Intervista allo sceneggiatore di “Batman Europa” Matteo Casali, l’unico italiano che collabora con Marvel e Dc

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Sta per uscire nelle edicole ed in fumetteria il primo numero della serie “Batman Europa”, presentato e distribuito in anteprima al Napoli Comicon in ben tre versioni (normale, uncut, bianca per gli sketch), ed ideato da due nomi eccellenti del panorama fumettistico italiano ed internazionale: Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli. Quest’ultimo è uno dei principali disegnatori Marvel, lavora per la serie “The Amazing Spiderman” (e prima ancora “Superior Spiderman”), ed ha iniziato la sua collaborazione americana sedici anni fa per Dc Comics su “Swamp Thing” ed “Hellblazer”.

Matteo Casali invece è l’unico sceneggiatore italiano che collabora con Dc Comics, ed anche lui ha un’esperienza di collaborazione internazionale che parte dai primi anni del duemila. Casali è l’ideatore e sceneggiatore (assieme al grande Brian Azzarello) di “Batman Europa”, perciò abbiamo voluto intervistarlo durante l’ultimo Napoli Comicon.

Sei l’unico sceneggiatore italiano che collabora con Dc Comics. Quali qualità ti hanno permesso di arrivare a questi livelli?

Grazie alla mia conoscenza e predisposizione della lingua inglese, e quindi di conseguenza della cultura inglese e americana, ho potuto superare una barriera linguistica che invece rappresenta un ostacolo per molti altri miei colleghi. Credo che persone anche più brave di me non possano fare un tipo di collaborazione internazionale sulle sceneggiature soprattutto per questo motivo. L’abbattimento della barriera culturale e linguistica mi ha permesso di essere l’unico italiano a sceneggiare sia per Dc che per Marvel, ad esclusione di Carmine Di Giandomenico che ha lavorato in Marvel, e che però ha scritto in collaborazione.

Parli di ostacolo linguistico perché pensi che non sia possibile lavorare sulla traduzione di una sceneggiatura?

Penso proprio che non si possa fare. La traduzione non funziona per queste cose, si perde sempre qualche passaggio, e poi ci sono degli aspetti culturali e linguistici nei dialoghi e nelle parole dei personaggi che devono essere lavorati direttamente in lingua originale. Lo dico da traduttore.

Com’è nato il tuo percorso di sceneggiatore per le principale case editrici fumettistiche americane?

Nasce dai San Diego Comicon di fine anni novanta, ai quali io e Giuseppe Camuncoli ci siamo recati per diversi anni di fila con l’obiettivo di farci conoscere. Nel corso degli anni siamo riusciti a creare dei rapporti con personaggi delle case editrici di lì che apprezzavano il nostro lavoro e così è partito tutto. Camuncoli ha iniziato a lavorare per Dc su “Swamp Thing”, mentre io ho incontrato l’editor Dc Will Dennis che mi accettato e da lì ho iniziato.

Qual è stata la vostra dote fondamentale che secondo te ha colpito gli editors americani?

Credo che, oltre alle qualità creative, sia stata fondamentale la nostra umiltà e professionalità. Molte persone pensano di andare a eventi del genere ed essere ricevuti con tutti gli onori del caso, invece bisogna partire dal basso, anzi dal bassissimo.

Rispetto però alla fine degli anni Novanta oggi c’è il vantaggio di avere internet. Credi che un aspirante sceneggiatore possa avere più facilità di proporsi oggi ad un editor degli Stati Uniti?

Internet può accorciare le distanze ma i presupposti sono gli stessi, devi avere qualità, professionalità ed essere umile.

Tu lavori molto anche in Italia. A breve dovrebbe uscire una tua storia su Dylan Dog, hai lavorato anche per Panini Comics, Eura, Salda Press, Il Manifesto. Che differenze trovi tra lo sceneggiare per fumetti italiani, e farlo per fumetti americani?

Il sistema produttivo americano è massacrante, bisogna produrre molto materiale, ti chiedono 22 pagine al mese e non ci sono cazzi. In Europa i tempi di realizzazione invece sono più lunghi, quindi c’è una differenza soprattutto nelle tempistiche di produzione. Poi esistono nazioni europee come la Francia dove sono più meticolosi e dettagliati nelle sceneggiature, io mi sento molto all’inglese, cioè tendo, anche da ex disegnatore, a descrivere tutto.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando ad un progetto in crowdfunding che dovrebbe essere presentato a Salda Press, poi a luglio uscirà un “Dylan Dog” scritto da me, più altri lavori che ho in cantiere per la Sergio Bonelli.

E per il mercato americano bolle qualche tuo progetto in pentola?

Bè lì “Batman Europa” è già uscito ed ha avuto un bel successo. Perciò Dc mi ha proposto delle cose nuove che sto valutando.

Cogliendo la palla al balzo, chiudiamo parlando di “Batman Europa” (pubblicato in Italia da Rw Lion come bimestrale), come descriveresti questa miniserie? Cosa dobbiamo aspettarci?

Si tratta di un progetto partito più di dieci anni fa che ha avuto parecchi rilanci. Ormai gli editor Dc prendevano la realizzazione di questa miniserie come fosse una barzelletta, ma da subito abbiamo avuto il supporto di Jim Lee e Brian Azzarello che hanno anche partecipato alla produzione di questa storia. Comunque posso dire che Batman arriverà in Europa e dovrà attraversare Berlino, Parigi, Praga e Roma. Lo farà per una questione di sopravvivenza e riceverà il supporto di un personaggio assolutamente inaspettato. E poi bè, ci sarà Joker.

| di Davide Mirabello

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