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Intervista /// William Friedkin

 

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William Friedkin durante l’incontro con la stampa al Lucca Film Festival 2016 ©LuccaFilmFestival

Mescolando le influenze del Cinema europeo con uno sguardo cinico sulla società americana, William Friedkin è uno dei più importanti autori della Storia, in grado di regalarci capolavori indimenticabili come “L’esorcista”, “Vivere e morire a Los Angeles” e “Il braccio violento della legge”, fino alle recenti produzioni come “Bug – La paranoia è contagiosa” e “Killer Joe”, targati rispettivamente 2006 e 2011. In occasione del Lucca Film Festival 2016 lo abbiamo incontrato durante l’appuntamento dedicato alla stampa. Ecco cosa ci ha raccontato.

Come hai imparato a fare cinema?

Io ho imparato a fare cinema guardando i film dei maestri europei e molti altri. Facendo un ulteriore salto indietro nel passato posso nominare Fritz Lang, Chaplin e Buster Keaton che per me è il più grande regista americano di sempre. Quando vidi i suoi lavori volevo smettere. Tutti parlano dei miei film come “Il braccio violento della legge” o “Vivere e morire a Los Angeles”, ma non valgono un’ unghia dei lavori di Buster Keaton. Lui era un mago.

Qual’è la tua impressione del Cinema americano contemporaneo?

Non ne guardo molto, ne guardo veramente poco. Mi piace molto il lavoro dei fratelli Coen e devo dirti che mi piace molto il lavoro di Paolo Sorrentino e di Matteo Garrone, mi piacciono i loro film. Una volta che ti avrei potuto citare un centinaio tra registi italiani, registi francesi e registi americani; ora non posso. Posso solo dirti che ho visto tutti i film di Garrone e Sorrentino e dei fratelli Coen. Non si è riusciti però a rimpiazzare figure come quelle di Fellini, Antonioni, Francesco Rosi, Ettore Scola, Bertolucci, Alain Resnais, Francois Truffaut, Jean-Luc Godard.

Pensi che oggi questi grandi nomi avrebbero avuto lo stesso impatto?

Ti racconto questo aneddoto. Mae West finì in carcere per un’opera teatrale che aveva scritto e che aveva interpretato. Si chiamava “Sex”. Era un periodo in cui non potevi usare quella parola, nemmeno sui giornali. Lei fece quest’opera e la incarcerarono. Lei, a proposito di questo, disse: “Si tratta di trovarsi al posto giusto al momento giusto. Se l’avessi fatta dieci anni fa mi avrebbero marchiato con una lettera scarlatta, l’ho fatta oggi e mi hanno messo in prigione ma se l’avessi fatta fra dieci anni non avrebbe avuto alcun impatto”. Non so quindi se i film di Antonioni, Fellini, avrebbero lo stesso impatto che hanno avuto all’epoca se fossero fatti oggi. Oggi il pubblico vuole vedere solo Batman e Superman.

E dove sta andando il Cinema?

Questo è un periodo molto pericoloso per il Cinema, a livello mondiale, non ho mai visto in vita mia dei cambiamenti così epocali, dei veri e propri tsunami. Le persone guardano un film su un Iphone, i film escono su un Iphone anziché al cinema o su un Ipad, o su un computer. Ma ti immagini un film di David Lynch o “Lawrence D’Arabia” su un Iphone?

Che consiglio daresti a un giovane che vuole intraprendere la carriera cinematografica?

Se fossi un giovane, un ragazzo, oggi non sarei per niente interessato a lavorare nel Cinema, e al limite, probabilmente, mi specializzerei nell’ambito della computer grafica perché la maggior parte dei film che vengono girati negli Stati Uniti oggi vengono generati dai computer. E’ tutto cambiato e non è un mondo che è amico del Cinema.

Per concludere…ci racconti dell’ incontro con Sir Alfred Hitchcock?

Quando ero molto molto giovane venni invitato a dirigere l’ultimo episodio della serie “The Alfred Hitchcock hour”. Il programma andava in onda già da dieci anni e Hitchcock, a quel punto, era poco coinvolto nella realizzazione. Si limitava soltanto a venire una volta a settimana agli Studios per leggere la sua introduzione che leggeva dal gobbo accanto alla macchina da presa (imitando la voce di Hitchcock ndr) “Buonasera, il programma di questa sera ….”. Un giorno i suoi assistenti lo portarono a conoscermi sul set e io ero vestito più o meno come sono vestito ora (un paio di jeans, una camicia, giacchetta di pelle e scarpe da ginnastica ndr) e quando Hitchcock si avvicinò a me io allungai la mano dicendo “Signor Hitchcock, che piacere incontrarla…”. Lui allungò la mano come per un bacia mano e forse pensava che la baciassi, io gliela strinsi ed era tutta sudaticcia e fredda e le uniche parole che mi ha mai detto furono “Mr. Friedkin di solito i nostri registi mettono la cravatta”. Non sapevo cosa dire e un secondo dopo lui se ne era andato, sparito, e non l’ho più visto. Quattro anni dopo ricevetti il premio dalla Director’s Guild of America per “Il braccio violento della legge”. Il premio era enorme, un piatto d’oro. Ora considera che c’era il palco dove ci consegnavano i riconoscimenti e sotto i tavoli dove la gente stava cenando. Durante il mio discorso di ringraziamento chi vedo? C’era Hitchcock, la sua famiglia e tutti i suoi assistenti. Di solito, dopo aver ricevuto questo tipo di premio si scende al lato del palco per andare a parlare con la stampa, ma c’erano degli scalini che portavano in platea, ai tavoli, e io per l’occasione avevo affittato un completo e un papillon; presi il premio e mi avviai verso il tavolo di Hitchcock e feci schioccare il mio papillon proprio sulla sua faccia “Cosa ne pensi?”. Lui mi guardò con la faccia di uno che non capiva a cosa mi riferissi ma io del precedente incontro me ne ero ricordato in quei quattro anni trascorsi. Detto questo devo aggiungere che ho imparato moltissimo dai suoi film; nessun ha bisogno di andare a una scuola di cinema per farlo, basta guardare i suoi film.

 

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