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MACCHIE D’INCHIOSTRO /// Morgan Lost

Quando “sei un supereroe con quella mascherina?” non è la domanda giusta

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Citando “The Editor Is In” (fantastica mini serie Bonelli sui propri personaggi, in cui vediamo Alex Cendron interpretare un editor Bonelli che ogni giorno deve avere a che fare con un character diverso del microcosmo editoriale milanese) “quando arriva un nuovo personaggio, facciamo di tutto per metterlo a nostro agio”, ed è proprio quello che è accaduto con “Morgan Lost“, ultimo big arrivato nella scuderia di Sergio Bonelli. Morgan è un personaggio abbastanza atipico per i fumetti prodotti in questi anni; mischia in sé caratteristiche prese qua e là dalle maggiori testate uscite nel corso del tempo. Abbiamo elementi di horror/fiction che potrebbero ricordare un “Dylan Dog“, unite all’introspezione del protagonista e a tante sue visioni del passato che appaiono ogni volta che si concentra quel tanto che basta. Abbiamo poi una fantomatica città che potrebbe apparire quasi come una Gotham City, New Heliopolis, in cui, andando a foraggiare tanto la megalopoli di “Batman“, quando altrettante dosi di fantascienza che potrebbero provenire da un “Nathan Never” et similia, si cerca di dare vita ad un dedalo di strade e cunicoli a metà fra passato e futuro, fra palazzi ultramoderni e macchine anni ’30 (compreso ad esempio il mancato allunaggio degli USA, che in “Morgan Lost” arriverà col numero sette, l’ultimo uscito in questo momento).

Il character di Morgan Lost ©SergioBonelliEditore

Il character di Morgan Lost ©SergioBonelliEditore

In più, Morgan è un cacciatore di serial killer, abbiamo quindi anche elementi ripresi dal fumetto gotico/sanguinolento, con decine e decine di folli pronti a tutto pur di ottenere ciò che vogliono. Dal carismatico e completamente pazzo WallenDream, una delle giurate nemesi di Lost, fino alla setta di pazzi che è causa della “mascherina” del nostro eroe, il cosiddetto “sguardo di Seth”. Una pratica che veniva svolta da questo fantomatico ordine di assassini ispirandosi alla cultura egizia, ed il nostro Morgan, ai tempi come si suol dire, ci è finito in mezzo, in una dannata e maledetta notte in cui ha perso tutto, ed in cui è iniziata la sua nuova vita. Cosa lo rende un fumetto così particolare? (almeno sulla carta ed al momento, con neanche dieci numeri usciti), beh, l’insana e folle capacità di tenere incollato lo spettatore, anzi, il lettore, ad ogni pagina su cui i suoi occhi posano lo sguardo. Tutto questo senza dimenticare altrettanti elementi ricorrenti nella saga, come i personaggi secondari e comprimari (si veda la voce Pandora Stillman) o gli elementi di contorno che fanno da enorme sfondo all’intera opera; l’universo fittizio di “Morgan Lost” infatti è una ucronia senza precedenti, siamo in un mondo altamente burocratizzato (con il proprio Palazzo della Burocrazia a fare da Grande Fratello per tutti quanti, abitato da un presidente senza scrupoli e sigillato lì dentro per una ragione che ovviamente non riveleremo), in cui la Seconda Guerra Mondiale non si è svolta. E quindi fra strade e statue egizie (gli adoratori di Seth non sono stati messi a caso) Morgan si muove in una megalopoli a cavallo fra passato e presente, con tecnologie che devono ancora arrivare, e molte altrettanto lontane nel tempo.

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tavola dal n.7 di “Morgan Lost” ©SergioBonelliEditore

Un ultimo elemento, da tenere in considerazione comunque alta, è che questo è il primo fumetto mai stampato in tricromia dalla Bonelli. Abbiamo infatti il solito bianco e nero, ma a fargli compagnia troviamo il purpureo e profondo rosso, col suo carico di sanguinolenta associazione di idee. La giustificazione, prima del primo numero, fu che Morgan è daltonico, e quindi la tricromia serve per “farci vedere coi suoi occhi”. Personalmente ritengo che questa sia solo la canonica punta dell’iceberg, e che la scelta di inserire anche il colore rosso, visto argomento, contorno e serializzazione, possa diventare un vero fenomeno di culto nel mondo del fumetto, un’operazione che creerà un precedente. Claudio Chiaverotti, autore e creatore della serie, ha davvero dato vita ad un personaggio particolare, che a mio modesto modo di vedere “o si ama, o si odia”. Nel senso che è talmente particolare la sua storia, ma al contempo sa comunque di “già visto” (quanti fumetti parlano di ucronie, quanti di serial killer? Neanche stiamo a contarli ormai), che in qualcuno potrà suscitare il meccanismo del “cosa lo compro a fare se so già quali sono le basi?”. E persino chi vi scrive era scettico quando comprò il numero 1, molti mesi or sono.

"Morgan Lost" ©SergioBonelliEditore

“Morgan Lost” ©SergioBonelliEditore

Eppure, più la storia andava avanti, più la trama si faceva ricca di elementi, rimandi, geniali trovate per giustificare il mondo in cui ci troviamo, e più il fumetto mi piaceva. Voglio mettere solo un punto fermo; creerà un precedente sul colore e su alcuni elementi come ho già detto prima, ma rimane comunque un fumetto che, per me, non dovrà ne potrà durare in eterno, arrivando ai filoni di serializzazione Bonelli che ben conosciamo. Sarà secondo me un fumetto che durerà alcuni numeri, forse una cinquantina in totale, o forse più chissà, ma ciò che per chi vi scrive è certo, è che ad un certo punto finirà. Semplicemente perché le idee per qualcosa del genere finiscono, e vista la tendenza Bonelli a spremere alle volte disgraziatamente i personaggi, sarebbe più intelligente chiudere questa nuova testata appena ci si accorge che le idee scarseggiano. Polemiche a parte, divoratevi Morgan Lost; se avete amato l’orrore dylaniato, se avete adorato la fantascienza o le stranezze, se amate il buio, la paura, l’inchiostro nero che scorre dalle vene di pazzi uomini con coltelli in mano, è il fumetto che fa per voi, altrimenti, passate oltre e fate finta che quella mascherina sia quella di un supereroe che non vi ispira.

“È abbastanza evidente che coloro che sostengono la pena di morte hanno più affinità con gli assassini di quelli che la combattono” (Remy de Gourmount)

| di Lorenzo Mortai

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