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MACCHIE D’INCHIOSTRO /// Saga di Paperon de’ Paperoni

Semplicemente la perfezione

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Se nel capitolo dedicato espressamente a Topolino ed in particolar modo alla “Disney tricolore”, avevamo messo svariati accenti su quanto i paperi fossero superiori ai topi (almeno nell’opinione di chi vi scrive), la celeberrima Saga di Zio Paperone, firmata da Don Rosa e recentemente ristampata dalla Panini sia in formato classic che in una golosa variant, non poteva esimersi dall’avere un capitolo a parte. Confezionata fra il 1994 ed il 1996 da Don Rosa, colui che possiamo definire come lo “zio dei paperi”, contrapposto al loro padre e maestro dello stesso Rosa che è ovviamente Carl Barks, la Saga si compone inizialmente di 12 capitoli, più altrettanti “spin off” se così vogliamo definirli, che vanno a snocciolare alcune storie lasciate in disparte nei capitoli originali, approfondendo alcuni aspetti e saggiandone altri. L’intento di Don Rosa era semplice quanto geniale: prendere tutti gli elementi propri della storia di Zio Paperone intrapresi ed inventati da Barks stesso, dargli una connotazione più “storica” ed andare a completare varie faglie lasciate dal padre dei paperi nelle sue prime opere. Il risultato altro non è che un calice traboccante di genialità, un libro che si legge tutto d’un fiato, fra gag, risate, momenti tristi, lacrime che scorrono ed un corroborante finale. Finale che ci spiegherà una volta per tutte come Paperone sia arrivato ad accumulare la ricchezza che lo ha reso così celebre, diventando, di fatto, il primo magnate della storia Disney. Chiuso nel suo deposito con pareti di vanadio armato (successivamente cambiate in forbidium, materiale ultra-resistente inventato da Archimede), Don Rosa parte dall’inizio degli inizi, quando lo “zione” di tutti noi era solo un ragazzo povero in canna, un lustrascarpe nella fredda e pungente Scozia, a Glasgow. Lì guadagnerà la sua prima moneta, la celebre Numero Uno, che diventerà (non nell’edizione di Don Rosa) un talismano porta-fortuna, di cui poi Amelia tenterà di impossessarsi ad ogni occasione. Membro di una famiglia un tempo rigogliosa, ma ormai decaduta ai ranghi più bassi della società, Paperone si metterà in viaggio per dare nuovamente lustro alla propria discendenza, aiutato dai parenti, ma fondamentalmente dalla sua inguaribile forza di volontà e morale. Morale che nel corso della storia si modificherà al punto da farlo poi diventare quel che conosciamo oggi; un affarista più o meno senza scrupoli, ma permeato da un cuore tenero che ogni tanto riesce ancora a venire fuori.

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La storia prende poi un arco narrativo davvero lungo, esattamente dal 1867 ai giorni nostri (non ci è dato sapere quale sia il tempo dell’ultimo capitolo, considerando che l’ultimo anno “utile” che abbiamo è il 1947, ma si sa, le storie Disney sono atemporali, i personaggi non invecchiano mai, ed anche il nostro Paperone è si cambiato nel tempo, ma la sua progressione verso l’anzianità sembra arrestarsi ad un certo punto). Rosa poi ha operato una delle scelte stilistiche che ancora oggi permangono nelle storie dei paperi, tanto in USA quanto nella nostra Italia. Ha cioè tolto a Paperone tutto ciò che concerneva la figura di “Uncle Scrooge”, ovvero il duro e ricco uomo d’affari senza cuore, che poi era la figura che Barks aveva inizialmente ideato. Keno invece compie una opera di svecchiamento senza precedenti, portando lo Zio nel ventunesimo secolo e dandogli una connotazione più umana, il tutto però senza dimenticare le proprie radici ed il suo intrinseco modus operandi. Nei capitoli principali della saga seguiremo Paperone attraverso il globo intero, dall’Australia all’immancabile Klondike, teatro della vera ricchezza di Zio Paperone, che metterà poi a frutto successivamente. Sarà una progressiva accumulazione di fama e fortuna, che varranno al nostro Paperone diversi soprannomi ed abilità che, una volta trasferitosi a Paperopoli, metterà a frutto in tutto e per tutto. Trasferimento che, come molti sanno, avverrà sulla Collina di Ammazzamotori, sulla sommità della quale erigerà il proprio deposito. Il tutto incastonato nello scenario della storia vera e propria dei paesi in cui il personaggio si muove, incontrando anche figure storiche celebri come Teddy Roosevelt, Sam Steele, Jack London e perfino Jesse James. A margine di questo Paperone incontrerà anche tutti i personaggi che saranno poi propri del suo mondo, come Cuordipietra Famedoro, nemico giurato del nostro protagonista, il padre di Rockerduck (secondo nemico giurato di Paperone), ma anche Nonna Papera, Ciccio, la mamma della futura sorella di Paperino, Della Duck, mamma di Qui, Quo e Qua e tanti tanti altri. Non a caso prima dell’inizio della saga viene posto un enorme albero genealogico in cui Don Rosa ha letteralmente stilato la storia dei paperi, dagli antenati più vecchi ai personaggi che conosciamo oggi. Una specie di mappa segnaletica di ciò che andremo poi a leggere, e con cui dovremo rapportarci via via che la storia andrà avanti.

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Già solo l’albero genealogico, per inciso, vale l’acquisto dell’intera opera, anche solo per cultura personale. Ciò che ha creato Don Rosa è un’opera che rimarrà nei secoli dei secoli, un tassello fondamentale della “dinastia dei paperi” che leggeranno ancora molte generazioni. Mettiamoci anche un tratto ed una edizione generale che sfiorano la perfezione, ed ecco che abbiamo un tomo che qualsiasi appassionato di fumetti, opinione personale, dovrebbe leggere. La fantasia qui non ha limiti, come la Disney non ne ha mai avuti, ma allo stesso tempo tocchiamo la storia stessa mentre leggiamo le vignette; ci ritroveremo dai deserti sabbiosi degli USA alle pianure rocciose australiane, da navigare sul delta del Mississipi al torrente dell’Agonia Bianca, teatro della corsa all’oro e della smodata ricerca ed avidità umana. Tutto questo costruito intorno ad una delle figure “papere”, più importanti di sempre, il capostipite della famiglia assieme a Nonna Papera, il ceppo dal quale tutto si è generato. Molti non sono riusciti a recuperarlo in passato, e quella che in Italia è la versione più conosciuta, ovvero la “Paperdinastia”, ormai è irreperibile o si trova a prezzi da capogiro. Per fortuna Panini è venuta in nostro soccorso, e per la linea “tesori international”, ha pubblicato l’opera omnia di Don Rosa, in due volumi (dei quali, al momento, è uscito solo il primo con i 12 capitoli originali). Dunque, che altro dire, se non che la Saga di Paperon de Paperoni è probabilmente una delle opere fumettistiche più belle di tutti i tempi, e nonostante siano passati 20 anni dalla sua prima apparizione, continua imperterrita a “fare le scarpe” a molte opere moderne. Non c’è niente di simile nella storia Disney, tranne le celebri parodie come “L’Inferno di Topolino” e qualche altra, che non riescono però a raggiungere quel picco di beltade che questa meravigliosa saga ha raggiunto negli anni. Don Rosa definiva Carl Barks come “il più grande narratore del novecento”, e come dargli torto? Eppure, se sfogliamo e facciamo il confronto, l’opera di Keno, pur non discostandosi troppo dall’originale barksiana, ne da una impronta ed una immagine nuove, più colorate e meno cupe, il tutto con battute memorabili, frasario perfetto ed una regia da kolossal. Non c’è veramente nient’altro da dire, se non ribadire quanto detto in apertura; nel capitolo che abbiamo dedicato alla Disney ci siamo soffermati su vari punti, principalmente sul personaggio di Paperino, ma non potevamo assolutamente esimerci dal trattare a parte questo enorme ed importante volume, che ha fatto e continuerà a fare la storia, finché ci saranno ancora persone disposte a sognare, la Saga di Paperone avrà sempre lettori, perché è proprio fra le sue pagine che potremo sentirci davvero liberi.

| di Lorenzo Mortai

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