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Michelangelo Antonioni: nasceva oggi il Maestro che ha fatto rinascere il Cinema italiano

Da "Cronaca di un amore" a "Professione: reporter" ripercorriamo la carriera di un'artista che ha riscritto le regole della Settima Arte

Michelangelo Antonioni

Michelangelo Antonioni

Parlare di Michelangelo Antonioni significa immergersi totalmente nella storia del cinema italiano più classico, quello che usciva dalla Seconda Guerra Mondiale con le ferite ancora in vista ma con la forza e la voglia di ripartire e in qualche modo di riscrivere presente e futuro spazzando via le macerie del passato. E Michelangelo Antonioni, nato a Ferrara il 29 Settembre 1912, ha rappresentato in toto questa rinascita, dando il via ad una vera e propria nuova stagione cinematografica. Dimostrazione di un modo di concepire la Settima Arte tutto nuovo sta proprio nel riuscire, sin da subito, a raccontare storie anche intime, magari molto piccole, ma con un respiro visivo e una complessità psicologica di inaudita bellezza e rara consapevolezza. Un artista vero e proprio insomma, capace di piegare la macchina cinema al suo volere e ridisegnare i confini della messa in scena. Proprio per rendere omaggio a questo straordinario maestro nell’anniversario della sua nascita, abbiamo deciso di raccogliere cinque titoli significativi (lasciandone dolorosamente fuori molti altri) per capire il percorso artistico di Michelangelo Antonioni.

  • Cronaca di un amore” (1950)

E’ il primo lungometraggio del regista ferrarese che da subito dimostra di che pasta è fatto. Come detto in apertura, sfruttando il pretesto narrativo di una relazione adultera, Antonioni azzarda tecnicamente con soluzioni stilistiche all’epoca non molto utilizzate come il piano sequenza e fa emergere i lati oscuri della borghesia. Secondo la lista stilata nell’ambito della Mostra del Cinema di Venezia, con la collaborazione di Cinecittà Holding e il sostegno del Ministero dei Beni Culturali, “Cronaca di un amore” è fra i 100 film italiani da salvare. L’iniziativa nasce con lo scopo di indicare le “100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese fra il 1942 e il 1978”.

  • L’avventura” (1960)

E’ il primo capitolo che forma, insieme a “La notte” e a “L’eclissi”, la “trilogia esistenziale” o “dell’incomunicabilità”. La storia, che si svolge sull’isolotto di Lisca Bianca nell’arcipelago delle Eolie, è quella di Anna che scompare improvvisamente nel nulla. Il fatto, di per se sconvolgente, viene presto dimenticato dal compagno e dall’amica Claudia che danno vita ad una nuova relazione. Fischiato alla 13° edizione del Festival di Cannes, dove vinse la Palma d’oro Federico Fellini con “La dolce vita”, dove è stato nuovamente presentato nel 2009 con successo e in una copia scintillante ed inedita, “L’avventura” era per Roberto Rossellini…il più bel film mai presentato a un festival”.

  • Blow-Up” (1966)

Forte di un cast internazionale (David Hemmings, Vanessa Redgrave) è un film diventato cult e omaggiato dai registi più disparati a giro per il Mondo. “Blow-Up” ,  su sceneggiatura, tra gli altri, di Tonino Guerra, è basato su “Le bave del diavolo”, racconto dello scrittore argentino Julio Cortazar, e ha al centro Thomas, fotografo benestante nella Swinging London degli anni sessanta. Palma d’oro e Nastro d’Argento a Michelangelo Antonioni, oltre alla nomination ai Premi Oscar del 1967 per la miglior regia e per la miglior sceneggiatura originale.

  • Zabriskie Point” (1970)

Insieme a “Blow-Up” e a “Professione: reporter” (1975) fa parte di una nuova trilogia basata sul fatto che tutti questi film sono girati in lingua inglese e con attori protagonisti stranieri. A partire da un campus universitario si delineano i tratti di un’America giovane e ribelle. Massacrato dalla critica statunitense dell’epoca e flop clamoroso al botteghino è diventato nel corso degli anni un vero e proprio manifesto generazionale con una colonna sonora da urlo: dai Pink Floyd a Patti Page, passando per Grateful Dead e Rolling Stones.

  • Professione: reporter” (1975)

Terzo film della trilogia insieme a “Blow-Up” e “Zabriskie Point” segna la prima collaborazione del regista con il direttore della fotografia Luciano Tovoli che l’anno dopo avrebbe lavorato su “Suspiria” di Dario Argento. Jack Nicholson, giornalista annoiato, tenta di rinnovarsi dandosi per morto ma si scambia con il cadavere “sbagliato”. Accanto a Nicholson una sempre splendente Maria Schneider, reduce dal memorabile e condannato “Ultimo tango a Parigi” (1972) di Bernardo Bertolucci. La sequenza finale è di quelle di studiare sotto il profilo registico e, di fatto, è al centro anche di corsi e relativi esami universitari.

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