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Quando un remake di un film merita di essere fatto?

E s e r v o n o o g g i i r e m a k e ?

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Anne Heche nei panni di Marion Crane in “Psycho” (1998) di Gus Van Sant, remake-fotocopia dell’originale di Alfred Hitchcock. Ma a colori.

RIFARE IL MITO

Casa di Sara. Interno Notte.

La mano di Sara (Parigiani n.d.r.) si sta congelando mentre fuma una sigaretta alla finestra.

Io su una sedia al centro della stanza combatto i fantasmi del sonno.

Quando un remake di un film merita di essere fatto?” fa lei.

Pausa.

Silenzio.

Provo ad elaborare un pensiero che abbia senso.

La sua domanda non solo è legittima ma ribalta la prospettiva attraverso la quale ci interroghiamo rispetto alla pratica molto attuale del rifare film molto amati.

PARENTESI
(Accecati dalla rabbia, noi generazione di cinefili cresciuta a pane e visioni ripetute su nastri sempre più consumati, ci sentiamo violati nel nostro intimo quando annunciano il rifacimento di titoli che hanno un posto speciale nel nostro cuore.

Come si permettono quegli insensibili produttori?
Vogliamo i nomi di quei mostri che ci stanno derubando della nostra infanzia e adolescenza per darla in pasto alle nuove generazioni!” )
CHIUSA PARENTESI

La risposta alla domanda di Sara è relativamente semplice ma rischia di trasformare quello che state leggendo in un noioso trattato di saccenza post-tardo-universitaria.
Va da se che però due parole, due, vanno spese in questo senso. (Ri)facciamo un po’ di Storia del Cinema.

Un remake merita di essere fatto quando….” rispondo io.

Sara mi ascolta paziente.

Stati Uniti, 1933. Il Paese attraversa una crisi economica mai vista, iniziata 4 anni prima con il crollo della Borsa.

Il popolo non sa come mettere insieme il pranzo con la cena e al Cinema esce questa cosa che non si era mai vista:

King Kong”.

C’è l’amore (im)possibile tra Bella e la Bestia.

Ci sono degli effetti speciali incredibili.

C’è soprattutto il viaggio in posti esotici e lontanissimi che nessuno tra il pubblico si può permettere.

(Poco importa che quei posti ESOTICI e LONTANISSIMI siano in realtà gli studios tra Culver City e Los Angeles).

Lasciamoli sognare.

4 fotogrammi del "King Kong" (1933), diretto da Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack

4 fotogrammi del “King Kong” (1933), diretto da Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack

1976, il nostro (produttore) Dino De Laurentis decide di rifarlo.

È un successo strepitoso, tanto che se voi andate a chiedere in giro ai nati dopo gli anni ‘60 nessuno ha memoria della versione del ’33 e pensa che quello che sia il primo “King Kong” in assoluto.

Cosa cambia?

Molto ovviamente, soprattutto se come in questo caso la tecnologia ha fatto progressi. Ecco allora una prima e valida risposta:

Un remake merita di essere fatto quando la tecnologia permette di (ri)fare quello che all’epoca non era stato possibile fare”.

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Il poster che annuncia l’arrivo del più eccitante e originale film “evento” di tutti i tempi. Il “King Kong” prodotto da Dino De Laurentis nel 1976.

Seconda e valida risposta:

Un remake merita di essere fatto quando si racconta la storia e i personaggi da una diversa prospettiva. Anche stravolgendoli”.

Riavvolgo il nastro e riparto.

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1932. Siamo sempre negli Stati Uniti e, va da se, che c’è sempre la crisi nera di cui sopra. Il film è “Scarface” e la regia è di Howard Hawks.
Protagonista è Paul Muni.
Un gangster, Tony Camonte, spietato e sanguinario, inizia la sua scalata al potere fino a salire ai vertici della gang scatenando una vera e propria guerra tra le bande in modo da eliminare la concorrenza*”.
Durata: 93‘*
Colore: b/n*
*fonte wikipedia

1983. Siamo sempre sempre negli Stati Uniti, però in pieno boom economico (ma non è lontano lo storico lunedì nero della Borsa di Wall Street del 1987). Il film è “Scarface” e la regia è di Brian De Palma.
Protagonista è Al Pacino
Tony Montana, lo sfregiato, è uno tra i tanti “rifugiati politici” in territorio statunitense, sbarcati sulle coste della Florida in seguito all’apertura delle carceri cubane. Per i profughi la via più veloce per abbandonare la degenza
economica è darsi al crimine, e Tony, non certo uno stinco di santo, non ci penserà due volte. Comincerà così per il gangster una rapida ascesa, che arriverà a vertiginose, quanto pericolose altezze”*.
*fonte mymovies

Il film diretto da Brian De Palma (e scritto da Oliver Stone) dura 170 minuti (77’ in più dell’originale) e sceglie soluzioni registiche estremamente complesse (come nella lunga e terrificante sequenza dell’acquisto della partita di cocaina dai colombiani nell’hotel di Miami).
Un’”esagerazione” narrativa e stilistica che sottolinea e enfatizza le “esagerazioni” della vita al massimo del protagonista. Certo, il “Tony” di Hawks è esagerato, ma è soprattutto frenetico; vuole tutto e subito, in una corsa rocambolesca che non può che durare pochi metri (di pellicola).

Come “Halloween” di John Carpenter. Dove il protagonista è il male assoluto e inspiegabile, mentre in quello di Rob Zombie ti racconta la sua storia” aggiunge Sara.

Esatto, stessa storia, due prospettive diverse.

PARENTESI ( “OGGI i remake si fanno per soldi!

Vero, PRIMA li facevano per la gloria eterna”.)
CHIUSA PARENTESI

Il nostro limite nel non vivere lucidamente la questione dei remake sta esattamente nei sovrappensieri tra parentesi, nella scia del mito delle ripetute visioni.

Noi fan delle ripetute visioni e non delle revisioni (“Siamo sicuri che erano così belli gli originali?”).

Noi che “io il remake non lo vado a vedere perché no”.

Noi che “non mi dire che ora rovinano anche questo”.

Spesso sbagliamo nel (pre)giudicare perché ci facciamo le domande sbagliate.

La domanda sta nel “merito” e soprattutto se “meriti” fare oggi un remake (rilanciare un mito) in una società che non riesce ad assorbirlo, dove la corsa alla “next big thing” cancella tutto il resto.

Del nuovo “Ghostbusters” non si ricorda già più nessuno” dice lei.

( Ma nemmeno delle nuove “Tartarughe Ninja” penso io )

Sarà che OGGI tutto corre e si consuma in fretta” dico io.

Curioso come UNA VOLTA un remake avesse la forza di cancellare, nell’immaginario collettivo, il film da cui prendeva ispirazione.

OGGI ci aggrappiamo agli originali come a baluardi intoccabili.

Sarà che OGGI le VHS e i DVD ci fanno rivivere il mito dell’originale e lo fanno conoscere a tutte le generazioni del futuro.

MA

ALLORA

                                                                                 SERVONO

I

R E M A K E

O G G I

?

Vi lasciamo con questa domanda.

Sara spegne la sigaretta e chiude la finestra.

Io mi alzo dalla sedia e riprendo la via di casa.

I fantasmi sembrano essere svaniti.

Domani scriverò questo articolo.

| di Stefano Cavalli feat. Sara Parigiani

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