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Recensione / Captain America: Civil War

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Da quando Kevin Feige & Co. hanno dato forma e sostanza a quello che oggi è conosciuto come Universo cinematografico Marvel, dove i personaggi condividono ambientazioni e alcuni elementi della storia, la casa delle Idee non si è più fermata, arrivando al suo culmine con “Captain America: Civil War“. Ci tengo a precisare che questo film prende solo ispirazione dal fumetto omonimo, ne richiama le atmosfere, fa qualche omaggio di qua e di là, ma poi prende un’altra direzione. E’ un film di Capitan America, il suo terzo e ultimo capitolo, come ribadito più volte in casa Marvel, con l’unica eccezione che stavolta ci sono una decina di eroi “a fargli compagnia”. Le premesse sono simili a quelle dell’opera creata da Mark Millar e Steve McNiven; le persone iniziano a temere gli Avengers. Dove arrivano loro, arriva distruzione e morte: New York, Washington DC, Sokovia, Lagos… Il governo non ne può più e le Nazioni Unite decidono di promulgare gli “Accordi di Sokovia” per monitorare le azioni dei supereroi. Il gruppo si spacca in due: i contrari all’accordo, capitanati da Steve Rogers (che dopo l’intrusione dell’HYDRA nello S.H.I.E.L.D. non ha più fiducia nel governo) e i favorevoli, capeggiati da Tony Stark/Iron Man (pentito dalle tragiche conseguenze che ha portato la creazione di Ultron). Oltre ai due eroi, interpretati dagli ottimi Chris Evans e Robert Downey Jr., si alternano per l’appunto: Vedova Nera (Scarlett Johansson), War Machine (Don Cheadle), Scarlet Witch (Elizabeth Olsen), Falcon (Anthony Mackie), Visione (Paul Bettany), Occhio di Falco (Jeremy Renner), Ant-Man (Paul Rudd), Pantera Nera (Chadwick Boseman) e Spider-Man (Tom Holland). 
Due fazioni, due leader ma nessuna verità assoluta. Il dibattito si trasforma in rottura, la rottura porta alla Guerra Civile e la guerra genera odio, dolore e vendetta.

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Tematiche che nei precedenti film sono state affrontate con leggerezza e che qui vengono approfondite senza snaturare il target dei film Marvel, combinando la giusta dose di serietà e ironia. In breve, assisterete sia alla caccia all’uomo per catturare il Soldato d’Inverno, al drammatico scontro fra Capitan America e Iron Man, che a momenti divertenti con Ant-Man e Spider-Man. E di questo bisogna dare merito agli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely che sono riusciti a costruire una storia solida, capace di dare il giusto spazio a ogni singolo personaggio e, al tempo stesso, lascia un segno indelebile alla continuity cinematografica Marvel. Anche le scene d’azione sono rese bene e non sfociano mai nel caos pacchiano. I fratelli Russo, nuovamente in cabina di comando, hanno dimostrato di sapere il fatto loro in “Winter Soldier” e si confermano ancora una volta capaci di reggere il pesante timone della Marvel. Squadra che vince non si cambia. Ottime le new entry di Pantera Nera e Spider-Man, che lasciano ben sperare per il futuro dei personaggi. Per quanto riguarda l’arrampicamuri, probabilmente siamo di fronte al suo migliore adattamento cinematografico. Il portamento, lo stile di combattimento e l’ironia sfacciata di Tom Holland annullano in poco tempo quanto fatto dal suo predecessore più recente(mi riferisco ad Andrew Garfield naturalmente, Tobey Maguire è okay).

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Discorso diverso per Pantera Nera, prima volta in assoluto sul grande schermo, tiene la scena in modo spettacolare, sia nelle vesti del giovane monarca con un’affascinante cultura mistica, che in quelle del guerriero taciturno e senza scrupoli. 
In questo mare magnum di supereroi che si menano, c’è spazio anche per un cattivo interpretato da Daniel Brühl nel ruolo di Zemo, che dello storico nemico di Capitan America ne prende solo il nome. Qui è un ex generale sokovo in cerca di vendetta che orchestra nell’ombra gli eventi principali della pellicola, allo scopo di mettere i Vendicatori l’uno contro l’altro. Ricorda per certi versi il piano di Jesse Eisenberg in “Batman v Superman“, solo che la Marvel riesce a renderlo più intrigante e coerente, assieme al resto. Perché non basta inserire i personaggi più iconici del mondo e sperare che tutto funzioni, senza dare logica e compattezza alla trama. A differenza della DC, in “Captain America: Civil War” tutto viene architettato con cognizione di causa, ogni tassello è messo al posto giusto e ottiene l’effetto desiderato, nonostante qualche scena appare un po’ stiracchiata e un paio di scelte di sceneggiatura risultano forzate per introdurre nuovi personaggi. Ma, mentre la “concorrenza” tenta maldestramente di recuperare in un colpo solo quanto vanificato dalla Marvel in anni di pellicole con tanti, troppi contenuti che non lasciano allo spettatore il tempo di rifiatare, né di comprendere appieno quello che vede, il film dei fratelli Russo stupisce e diverte come dovrebbe fare un vero blockbuster. Certamente non è qualcosa da esibire alle scuole di cinema, ma è un cinecomic con i fiocchi, un genere in cui la Casa delle Idee regna incontrastata. E se è questo l’andazzo in sponda DC, lo farà ancora per molto.

| di Marco Ballarin

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