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Recensione / Gomorra (seconda stagione)

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Correva l’anno 2014 quando Sky, fra inizio Maggio e inizio Giugno, propose ai suoi abbonati la serie “Gomorra”, libero adattamento del libro di Roberto Saviano, già trasposto (ma su grande schermo) con successo, nel 2008, da Matteo Garrone. Una serie destinata a fare breccia nel cuore non soltanto dei primi spettatori e dei critici italiani che da tempo attendevano l’arrivo, in tv, di un prodotto degno di rivaleggiare quelli americani, ma anche in quello del pubblico e della stampa internazionale, sbarcando così in oltre 100 Paesi. Due anni, quelli trascorsi tra quella prima e questa seconda stagione, che sono apparsi come un’eternità a chi l’ha amata, tanto che ad un certo punto, fra rinvii e silenzi, si è pure dubitato sull’effettiva realizzazione di un “seguito”. Un’attesa sfiancante che però ha trovato finalmente soddisfazione in un nuovo (strepitoso) inizio. Riprendendo infatti le fila del discorso, “Gomorra” ci spiazza, privilegiando all’azione (che c’è, cinica, brutale ed inaspettata) l’approfondimento dei personaggi principali della storia e un lirismo ancora più accentuato che non fa altro che amplificare il senso di smarrimento e drammatico fatalismo. Genny (Salvatore Esposito), che ritroviamo trafficante in Honduras, Ciro (Marco D’Amore) e Don Pietro (Fortunato Cerlino) sono spietati come, e se possibile ancora di più, nella prima stagione e le città (Napoli come Colonia) sono giungle urbane dove gli istinti di sopravvivenza e di vendetta sono gli unici che sembrano scorrere nelle loro vene.

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Aggiungendo profondità psicologica, senza togliere nessuno dei punti di forza che ne hanno decretato il successo (su tutti l’impianto visivo e una scrittura che non ha paura di mostrare i protagonisti per quello che sono), “Gomorra”, secondo atto, sotto la supervisione e regia (nei primi episodi) di Stefano Sollima, si conferma il miglior prodotto che la nostra tv ha realizzato da decenni a questo parte, dimostrando che, al netto di una libertà che solo Sky sembra poter garantire, se ben utilizzate, manovalanze e attori a noi non mancano. Come non manca una certa sensibilità che sembra essere il punto di forza proprio di questa seconda stagione e che assieme a una meditata costruzione dei singoli episodi è la prova che anche a livello di scrittura non siamo necessariamente secondi a nessuno.

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