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Recensione / Somnia

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Da tempi immemori il cinema horror ci ha aperto le porte alla figura del bambino prodigio in grado di vedere cose al di fuori dell’ordinario e di interagire con il soprannaturale. Ne sono un esempio personaggi come Danny Torrence (“Shining”) o Cole Sear (“Il sesto senso”), che sono diventati un punto fermo nell’immaginario collettivo. Ma anche il più recente Samuel Vanek di “Babadook”. “Somnia“, nuovo film firmato Mike Flanagan (“Oculus”, “Hush”), ripropone i tratti distintivi dell’horror contemporaneo, presentando al tempo stesso una nuova figura del bambino dai poteri paranormali (meno inquietante dei suoi predecessori). Ma partiamo dalla trama. Dopo aver perso il proprio figlio in circostanze drammatiche, Jessie e Mark Hobson (Kate Bosworth e Thomas Jane) decidono in qualche modo di “riempire il vuoto” adottando il piccolo Cody (Jacob Tremblay). Un bambino di otto anni dolce, educato e affettuoso. Ha solo un piccolo problema: quando dorme, i suoi sogni, positivi o negativi che siano, prendono vita e interagiscono con le persone che gli sono vicino. Inizialmente la coppia sottovaluta il dono/maledizione di Cody, fino a quando non diventano vittime di eventi inquietanti, come un’invasione di farfalle, l’apparizione di Shawn, il figlio morto di Jessie che crede di essere stato “rimpiazzato” da Cody. A peggiorare le cose, qualcosa di pericoloso si manifesta nel cuore della notte, un’entità sconosciuta chiamata “l’Uomo Cancro” che si rivela una grave minaccia per coloro che si trovano davanti a essa.
 Possiamo dire in tutta franchezza che “Somnia” non è un horror al 100 %, piuttosto una favola nera simile ai prodotti autoriali di Guillermo Del Toro, senza però raggiungere i risultati del noto regista. Peccato perché la parte in cui assistiamo alla manifestazione degli incubi di Cody è molto suggestiva, ma non viene messa in risalto come dovrebbe. Quando l’Uomo Cancro diventa l’unica vera nemesi dei protagonisti, il film manca il colpo decisivo senza regalare nessun ribaltamento di scena degno di nota. Il tempo scorre e pian piano la credibilità del dramma familiare diminuisce fino a svanire del tutto nel finale, risultando “troppo infantile” per prendersi veramente sul serio. Flanagan prova a raccontare la storia di un lutto non elaborato attraverso atmosfere oniriche sfruttando in parte le ascendenze di “Babadook“, ma non riesce a sensibilizzare o a coinvolgere lo spettatore. Un film troppo surreale per creare una vera immedesimazione e gli effetti speciali (ignobili) non aiutano ad alzarne la qualità. L’Uomo Cancro sembra uno dei “grigi” usciti da “Dark Skies”. Forse uno su mille non rimpiangerà quell’ora e mezza che passerà al cinema, ma una cosa è certa: Somnia non rimarrà impresso nella memoria a lungo.

| di Marco Ballarin

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