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St. Vincent: auguri alla nuova poetessa del Rock

Nel giorno del suo compleanno celebriamo l'artista di Tulsa con una selezione di brani che ripercorrono la sua breve ma intensa carriera

Annie Erin Clark, in arte St. Vincent, nel video di "Digital Witness"

Annie Erin Clark, in arte St. Vincent, nel video di “Digital Witness” diretto da Chino Moya

Nel giorno del suo compleanno abbiamo voluto festeggiare la carriera scintillante e sempre in crescita, sia in termini di critica che di pubblico, di Annie Erin Clark, meglio nota con il nome d’arte di St. Vincent. Lo pseudonimo, come noto forse a molti, deriva dal Saint Vincent’s Catholic Medical Center dove morì il poeta gallese Dylan Thomas, citato da un verso della canzone “There She Goes My Beautiful World” di Nick Cave. Ultimo lavoro in studio di St. Vincent è l’album omonimo pubblicato nel febbraio 2014.

Durante gli anni (3) di studio al Berklee College of Music che abbandonerà, realizza per i suoi compagni di corso un ep e lo chiama “Ratasliveonnoevilstar”, palindromo inventato dalla poetessa Anne Sexton. Ancora non è conosciuta con il nome d’arte di St. Vincent e sulla copertina compare ancora il suo vero nome, Annie Clark. A dargli manforte altri due studenti, il bassista jazz Mark Kelley e il batterista Walker Adams. “Bliss” è la prima delle tre tracce dell’EP.

Dopo aver lasciato il gruppo The Polyphonic Spree, di cui era entrata a far parte poco dopo aver lasciato Berklee, e cominciato la collaborazione dal vivo con Sufjan Stevens nel 2006 inizia, da quell’anno, a presentarsi con lo pseudonimo di St. Vincent. “Marry Me” è da subito un grande successo di critica e i paragoni con i grandi della musica (David Bowie su tutti) si sprecano.

Ancora meglio va con “Actor”, album del 2009, ispirato da un overdose di film Disney, che la Clark ha dichiarato essere un’arma per ritornare alla normalità dopo un anno e mezzo di tour, e più in generale da film per bambini. Nonostante dall’album non siano stati tratti singoli, esistono due videoclip, “Marrow” e “Actor Out of Work”. Noi vi proponiamo proprio quest’ultimo.

Nel 2011 raggiunge, dopo gli ottimi dati di vendita di “Actor”, la definitiva consacrazione con “Strange Mercy“, toccando la sua vetta personale. Frutto di un lavoro in totale isolamento è stato aperto promozionalmente dal brano “Surgeon”, rilasciato nel Luglio 2011, cui hanno fatto seguito il videoclip di “Cruel” e quello relativo al brano “Cheerleader”.

Ultimo lavoro, in ordine di tempo, è l’omonimo “St. Vincent”. Il disco prodotto da John Congleton ha tra le fila dei collaboratori McKenzie Smith (Midlake) e Homer Steinweiss (Sharon Jones and The Dap-Kings). Dei singoli estratti vi proponiamo “Digital Witness”, rilasciato il 6 gennaio 2014 il cui videoclip è stato realizzato da Chino Moya.

Se in fase creativa ricerca il più possibile l’isolamento, diverso è il suo comportamento quando si tratta di collaborazioni. Nel 2012 ad esempio ha collaborato con Andrew Bird cantando “Lusitania” nel suo album solista “Break It Yourself” , partecipato alla campagna 30 Songs/30 Days e alla colonna sonora, con il brano “The Antidote”, del film “The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 2”. Ma ha anche stretto un’importante collaborazione con David Byrne. Come ad esempio questa “Who”, da “Love This Giant”, primo frutto di questo sodalizio.

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